IL GIRO D’AFFARI DEGLI ABITI USATI

Sono 110 mila le tonnellate di vestiti usati che vengono raccolte mediamente ogni anno e alimentano un giro d’affari di circa 200 milioni di euro in Italia. Ma come dimostrano le più recenti inchieste sulla terra dei fuochi e su mafia capitale, sempre più frequentemente gli abiti raccolti finiscono per alimentare traffici illeciti, soprattutto a causa di una legislazione non particolarmente chiara e puntuale. Il punto è stato fatto  da Humana People to People Italia e Occhio del Riciclone Onlus che hanno presentato lo studio “Indumenti usati: come rispettare il mandato del cittadino?”. “Riteniamo necessaria un’azione politica che incrementi il livello di trasparenza dell’intera filiera – ha spiegato Raniero Maggini, presidente del centro di ricerca Occhio del Riciclone – dallo studio emerge l’esigenza che i Comuni, deputati ad assegnare il servizio di raccolta, si dotino di strumenti atti a garantire la necessaria trasparenza all’interno di tutta la filiera, non limitandosi al solo servizio di raccolta”. “Più la filiera viene controllata da soggetti che non praticano il lucro più aumenterà la quota di abiti usati effettivamente destinata a programmi di solidarietà”, ha aggiunto Karina Bolin, presidente di Humana People di People Italia. “Noi come Humana siamo impegnati affinché all’interno dei bandi di gara si introducano criteri di oggettività e sana competizione sui temi economici, dell’efficienza, del sociale e dell’ambiente”. Presenti all’iniziativa, tra gli altri, il presidente della Commissione Ambiente alla Camera Ermete Realacci, il vicepresidente della Commissione sulle attività connesse al ciclo dei rifiuti Stefano Vignaroli e Stefano Ciafani, di Legambiente Italia Onlus.  Il presidente della Commissione Ambiente alla Camera Ermete Realacci, ha detto di aver presentato una proposta di legge “per fare sugli abiti la stessa operazione che è stata fatta sugli alimenti: la proposta vuole estendere quella norma, consentendo di mettere nel circuito della solidarietà quegli abiti che, perchè fuori moda o fallati, non sono più commercializzabili”. Nella relazione 2013 sulle attività svolte dalla Direzione nazionale Antimafia si legge che le indagini “hanno dimostrato come buona parte delle donazioni di indumenti usati che i cittadini fanno per solidarietà, finiscono per alimentare un traffico illecito dal quale camorristi e solidali traggono enormi profitti”. Una piaga – spiega il rapporto presentato oggi dalle associazioni – è la pratica massiccia del contrabbando; esiste poi l’abitudine tra alcuni operatori del settore, non solo di aggirare le norme di selezione e igienizzazione dei rifiuti tessili, ma anche di dirottarne il percorso falsificando formulari e bolle di trasporto. Eppure, grazie alla raccolta nel 2013 di 110.000 tonnellate di scarti tessili, in Italia è stata evitata l’emissione in atmosfera di una quantità di Co2 equivalente compresa tra le 396.000 e le 451.000 tonnellate e sono stati risparmiati 462 miliardi di litri d’acqua. Il vicepresidente della Commissione sulle attività connesse al ciclo dei rifiuti Stefano Vignaroli ha detto che in settimana sarà depositata una proposta di legge per la regolamentazione e l’incentivazione dell’usato, mentre per Stefano Ciafani, di Legambiente Italia Onlus, “bisogna aumentare la conoscenza di questo fenomeno che è come una macchina partita che ha bisogno di stringere bulloni e motori”.

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